Swim sostiene la campagna per la libertà di informazione in Italia

L’associazione Science Writers in Italy ha deciso di sostenere formalmente la campagna per l’adozione di una legge analoga al “freedom of information act” (in sigla, FOIA) delle legislazioni anglosassoni, che riesca finalmente a introdurre anche nella pratica un principio di trasparenza degli atti delle pubbliche amministrazioni che finora la legislazione italiana ha solamente proclamato in astratto.

Ecco i dieci “buoni motivi” elencati sul sito FOIA.IT, dove siete tutti invitati a sottoscrivere l’appello online.

Dieci buoni motivi per volere una legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione

  1. Perché è uno strumento essenziale per la democrazia
    L’informazione è stata definita “l’ossigeno della democrazia”: senza di essa, la democrazia muore. Avere accesso ai documenti della pubblica amministrazione significa avere migliori strumenti per capire, giudicare e partecipare alla vita pubblica. Significa poterne saperne di più su come le persone che abbiamo eletto hanno speso i nostri soldi e utilizzato il potere che gli abbiamo dato. Significa quindi poter votare con migliore cognizione di causa.
  2. Perché l’informazione detenuta dalla pubblica amministrazione è nostra
    La pubblica amministrazione la detiene per conto e a spese dei cittadini italiani. Negli Stati Uniti, il principio base della legge sul diritto all’informazione (il Freedom of Information Act, FOIA) è che “l’informazione detenuta dall’amministrazione pubblica appartiene al popolo americano”: non sono quindi i cittadini a dover motivare le proprie richieste di informazioni, bensì il governo a dover motivare l’eventuale diniego, fornendo prove della necessità di mantenere segrete le informazioni. Bisogna affermare anche in Italia questo principio.
  3. Perché aiuta a combattere la corruzione
    Secondo Transparency International (una ong che pubblica un rapporto annuale sul livello di corruzione nei diversi paesi del mondo), il diritto di accesso all’informazione detenuta dalla pubblica amministrazione “è forse l’arma più importante per combattere contro la corruzione”.
  4. Perché fa risparmiare
    Secondo la Corte dei Conti, la corruzione costa all’Italia circa 60 miliardi all’anno. Il diritto all’informazione aiuta a combattere la corruzione e quindi fa risparmiare. Negli Stati Uniti, dove la legge sul diritto all’informazione è utilizzatissima dai cittadini (nel 2011 sono state presentate più di 600.000 richieste di accesso a documenti del governo federale), il costo totale annuale per l’applicazione della legge è di circa $416 milioni annui, cioè di meno di $1,4 per ogni cittadino. A noi italiani la corruzione pubblico-privata costa 1.000 euro a testa all’anno. Anche una piccola diminuzione della corruzione ripagherebbe ampiamente i costi di applicazione della legge.
  5. Perché migliora l’efficienza della pubblica amministrazione
    Il diritto all’informazione incoraggia la pubblica amministrazione a gestire e conservare meglio i propri archivi e le proprie banche dati. Una buona gestione dell’informazione è uno dei fattori chiave per rendere più efficiente la macchina amministrativa.
  6. Perché aumentare la trasparenza della pubblica amministrazione aiuta a ricostruire un rapporto di fiducia tra amministratori e amministrati
    Scandali e corruzione hanno finito per gettare un generale discredito sugli amministratori pubblici, che colpisce anche gli onesti e l’insieme della pubblica amministrazione. Chi amministra la cosa pubblica potrà ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini solo operando nella massima trasparenza. Come spiega il consiglio d’Europa, il diritto all’informazione “contribuisce ad affermare la legittimità delle amministrazioni come pubblici servizi e a rafforzare la fiducia del pubblico nelle autorità pubbliche” (Raccomandazione 2/2002). Gli amministratori pubblici onesti hanno dunque tutto da guadagnare da una legge sul diritto all’informazione.
  7. Perché le maggiori organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani raccomandano di adottarla
    Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha di recente chiarito che l’art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 – che afferma il diritto a “cercare” informazioni – include “il diritto di accesso all’informazione in possesso della pubblica amministrazione”. I relatori speciali sul diritto all’informazione di ONU, OCSE e OSA hanno definito il diritto d’accesso alle informazioni detenute dalla pubblica amministrazione come “un fondamentale diritto umano”. Il Consiglio d’Europa ha varato due Raccomandazioni, una nel 1981 e una, più articolata e incisiva, nel 2002, che sollecitano gli Stati europei ad adottare una legge sul diritto all’informazione detenuta dalla pubblica amministrazione, basata sul principio della massima apertura possibile. Anche l’Organizzazione degli Stati Americani e l’Unione africana considerano fondamentale il diritto all’informazione detenuta dalla pubblica amministrazione e incoraggiano gli stati membri ad adottare leggi molto aperte in materia.
  8. Perché accedere alle informazioni mediante una legge è più democratico che farlo tramite le fughe di notizie e tutela meglio i cittadini
    L’accesso all’informazione non deve essere riservato a chi ha un “accesso privilegiato” nella pubblica amministrazione: tutti devono avere il diritto a cercare informazioni e questo può garantirlo solo una buona legge. Non tutte le informazioni possono diventare subito di pubblico dominio: è giusto che determinate informazioni siano escluse dall’accesso, se dalla loro divulgazione può derivare un danno – ad esempio – alla sicurezza dei cittadini o alla loro vita privata (danno superiore all’interesse pubblico alla conoscenza). Una buona legge può trovare il giusto equilibrio tra interesse pubblico alla conoscenza e la necessità di tutelare interessi individuali e collettivi quali la difesa del paese, la lotta alla criminalità, la privacy, il segreto industriale e così via.
  9. Perché la normativa italiana proclama il principio di trasparenza, ma non lo traduce in pratica
    In Italia esiste una legge sul diritto d’accesso ai documenti della pubblica amministrazione (l. 241/1990), ma è una legge molto restrittiva, profondamente diversa dalle leggi in materia in vigore nella maggior parte dei paesi democratici. La legge italiana permette l’accesso solo se i documenti che si richiedono sono necessari all’interessato per presentare un ricorso, per un’azione giudiziaria o in casi analoghi. Nei paesi che hanno una legge sul diritto all’informazione (ormai sono più di ottanta, nei cinque continenti: Canada, USA, Messico, Brasile, Sud Africa, Nigeria, India, Giappone, Giordania, Australia, Regno Unito, Germania, ecc.) non si deve neppure indicare per quale motivo si vogliano vedere dei documenti. Il Consiglio d’Europa raccomanda esplicitamente: “Chi fa richiesta per un documento ufficiale non deve essere obbligato a motivare la richiesta” (Rec. 2/2002). Solo a queste condizioni i cittadini possono sentire liberi di cercare informazioni anche su argomenti scomodi
  10. Perché l’informazione è potere
    Renderla accessibile a tutti aiuta a costruire una società più democratica e giusta.

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